Logo Perda SonadoraPerda Sonadora

GUIDO CAVALCANTI

Alle origini della poesia italiana.

Dolce stil novo

 

Chi è questa che ven, ch’ogn’om la mira,

e fa tremar di chiaritate l’àre,

e mena seco Amor, sì che parlare

null’omo pote, ma ciascun sospira?

  Deh! Che rassembla quando li occhi gira!

Dical Amor, ch’i’ no ‘l savria contare:

cotanto d’umiltà donna mi pare,

che ciascun altra inver di lei chiam’ira.

  Non si paria contar la sua piagenza

ch’a lei s’inchina ogni gentil vertute

e la beltate per sua dea la mostra.

  Non fu sì alta già la mente nostra

e non si pose in noi tanta salute

che propriamente n’aviàm canoscenza.

 

Guido Cavalcanti 1260-1300.

Il testo è tratto da Parnaso Italiano Einaudi 1956, a cura di Carlo Muscetta.

 

Amicizia e delusione di poeta

 

Guido Cavalcanti dedica un sonetto a Dante

 

I’ vegno il giorno a te infinite volte

e trovote pensar troppo vilmente;

allor mi dol della gentil tua mente

e d’assai tue vertù che ti son tolte.

 

Solévanti spiacer persone molte,

tuttor fuggivi la noiosa gente:

di me parlavi sì coralemente,

che tutte le tue rime avrei ricolte.

 

Or non ardisco per la vil tua vita

far mostramento che tuo dir mi piaccia,

né vegno in guisa  a te che tu mi veggi.

 

Se ‘l presente sonetto spesso leggi,

lo spirito noioso che t’incaccia

si partirà da l’anima invilita.

 

Pochi testi fanno un così esplicito riferimento alla condivisione dell’idea di poesia trasformata in amicizia. Quando però a Dante, come a tutti i grandissimi, diventa indispensabile sperimentare nuovi modi di fare poesia, l’amicizia entra in crisi. Secondo Cavalcanti, Dante ha avvilito il modo aristocratico di intendere amore e poesia, frequenta gente, e una poesia, “noiosa”, comune, volgare. Dante si avvia allo stile della Commedia.

 

 

Archivio

Facebook Twitter Youtube Instagram